Vendredi 26 mai 2017

Actualités
Nouveautés
Cyrano raconte Savinien
Roxane et les autres
Le siècle de Cyrano
Rostand raconte Cyrano
Coquelin, le 1er Cyrano
Edmond Rostand 2018
Sur scènes et sur écrans
Cyrano en 1001 images
Promenades imaginaires
Les films de cape et d'épée
Vos contributions
Les traductions
La bibliographie
La CD et vidéothèque
La boutique de Ragueneau
Musée Cyrano(s) de Bergerac
Quiz
La lettre de Cyrano
Recevez toute l'actualité de Cyrano par e-mail : spectacles, éditions, nouveautés, découvertes ...
Abonnez-vous gratuitement !





Critiques italiennes en 2000

Pour les Italophones...

Quelques critiques découvertes par Ludociv.


Il Mattino, Sabato 10 febbraio 2000

Un successo al Diana

Franco De Ciuceis




C'è una storia lunga dietro un testo teatrale come il "Cyrano de Bergerac" e l'avvicendarsi delle sue rappresentazioni. Come sempre accade per i classici. Edmond Rostand scrisse il "Cyrano" nel 1897, accogliendo la richiesta di un celebre attore del suo tempo, Coquelin, che voleva non tanto un testo quanto un personaggio che potesse offrire molte corde alla sua misura di interprete. E Rostand con abilità profuse a piene mani tutto quanto potesse essere teatro (e spettacolo): lo sfondo storico alla maniera di un Hugo e un Dumas, la tragedia eroica e la comédie giocosa e satirica della grande tradizione francese, lo spleen romantico dell'amore infelice, l'avventura e la beffa dei momenti picareschi, la recitazione in versi incatenati di facile presa, l'affollata coralità delle figure di contorno. Assumendo a protagonista quel Savinien Cyrano signore di Bergerac, poeta e spadaccino, letterato colto e bizzarro veramente vissuto nel bel mezzo del '600, nella Francia di Richelieu. Un plot a tutto campo per l'esercizio di attori e registi, per il teatro e per il cinema (il José Ferrer anni '40 in bianconero, il recente Depardieu). E, sulla scena italiana, la tradizione del buon Gino Cervi, l'avanguardia di Valentino Orfeo, l'assorto Pino Micol per la regia di Scaparro, il musical di Riccardo Pazzaglia per Modugno e la Spaak, le guasconate di Proietti. Come mettere mano, ancora una volta, a tale materia? Ecco ora la scelta di Giuseppe Patroni Griffi che ha affidato il suo "Cirano di Bergerac", attualmente al Diana, ai mezzi espressivi di Sebastiano Lo Monaco (già con lui in recite pirandelliane) e all'allestimento di Aldo Terlizzi che ne ha inventato scene e costumi. Se il testo è per tanti versi datato e indulge al mélo e al feuilleton, Patroni Griffi ha voluto restarvi dentro e nel contempo prenderne le distanze. Ha voluto puntare sullo spettacolo, e lo ha ottenuto animato ed elegante, attraversando con citazioni anche ironiche e taglio moderno i diversi generi teatrali che l'opera di Rostand propone. Intanto ha conservato la traduzione italiana che subito ne fece, già nel 1898, Mario Giobbe, con quelle rime baciate che da sempre suonano facili e avvincenti nella memoria di chi si è accostato al "Cyrano" o ne ha gustato l'irruenza e la dolcezza nel ricalco sentimentale di cui si è impadronito finanche la pubblicità. E dunque, il bacio "apostrofo rosa tra le parole t'amo" e le leggendarie variazioni sul tema del naso e le tirate che accompagnano le stoccate dei duelli e le tenzoni amorose. Quell'inventato mondo seicentesco di avventure di cappa e spada, i cappelli piumati dei cadetti di Guascogna, i gentiluomini e le dame "preziose", le lettere appassionate e le parole alate che Cyrano dedica all'amata Rossana (statuaria Marina Biondi), schermando la verità e la sofferenza della sua bruttezza dietro la bellezza dell'incapace Cristiano (Robert Madison), sono riportati da Patroni Griffi a uno scoperto gioco di teatro che diviene finanche vaudeville in un'aura da belle époque, coeva a Rostand, con le musiche di Strauss e Lehàr. E con l'eleganza delle scene di Terlizzi, alti velari che ne definiscono di volta in volta l'ambientazione: il teatro barocco, la rosticceria del cuoco-poeta Ragueneau (Fabio Rusca), il balcone fiorito di Rossana, il campo di guerra dell'assedio di Arras, l'autunnale convento del finale. Sebastiano Lo Monaco asseconda la regia e nei diversi registri spinge al buffonesco la sua dialettica beffarda, scende in sala per l'invettiva contro la viltà cortigiana, illuso nella sua pena segreta, estroso come un comico dell'arte nel suo omaggio alla luna, di grande dignità nel suo ultimo duello con la morte. Un diluvio di applausi.





Corriere della Sera, Sabato 9 dicembre 1999

Cyrano di Patroni Griffi - Il grande equilibrio di un capolavoro kitsch

Magda Poli




Alberto Savinio, definendo lo stile di Edmond Rostand, parla di "pompierismo" fertile, adorno, grazioso, arricciato, buccolato; un "pompierismo" di gusto, di trovate, di battute spiritose, di galanteria, insomma un "pompierismo" geniale. Per poi sostenere con acuta ironia che uno degli insegnamenti che lo scrittore impartisce con l'uso della rima nel "Cyrano de Bergerac" è che la musicalità riesce ad ammantare d'eleganza e di dignità le "sciocchezze" più smaccate che in prosa sarebbero insopportabili, portando come esempio le battute finali dell'eroe morente "...C'è qualcosa /ch'io porto meco...a Dio,/...il pennacchio mio". E come non condividere anche l'opinione di Giovanni Raboni, che definisce l'opera un "capolavoro di kitsch e di ruffianeria"? E questa celeberrima commedia eroicomica tiene le scene con fiero successo da poco più di cent'anni, col suo ben riuscito miscuglio di "pompier" e vitalistico che si inzuppano in un romanticismo libertario alla Hugo, di eroismo alla Corneille che si svilisce in uno smargiasso, roboante spirito guascone, di slanci utopici che si smorzano in un misticismo semplicistico, di sfoggio retorico che sfocia in un lirismo facile e fiorito. Cyrano poi è un personaggio di straordinaria simpatia, coraggioso, e sdegnoso, infelice per la sua bruttezza, intelligente, colto, sognatore che ha scoperto che l'amore va reinventato ogni giorno, nutrito, ornato, viziato, se necessario, fino alla lusinga. Utilizzando opportunamente la bella e "classica" traduzione in versi martelliani di Mario Giobbe (1898), quasi coeva all'opera, il regista Giuseppe Patroni Griffi propone una messincena del "Cyrano" che giustamente e con gusto resta nell'ambito della tradizione, con le sue belle scene dipinte, sipari che si intrecciano in un gioco di teatro nel teatro, i costumi preziosi e sgargianti (entrambi firmati da Aldo Terlizzi), i clangori dei duelli, i fumi dei campi di battaglia, l'aura romantica dei duetti d'amore, il patetismo autunnale del finale cui si aggiunge una sorta di assunzione in cielo, nel cielo del Teatro, del protagosnista. Cyrano è un trascinante Sebastiano Lo Monaco che con intelligenza recitativa trova un giusto equilibrio tra spavalderia e sofferenza, tingendo di verità da Misantropo molièriano la tirata sulla libertà pagata a duro prezzo, giocando con tratti da maschera della Commedia dell'Arte su quella ben famosa delle 20 varianti con le quali poter descrivere il suo naso, e dando sfumature di romantica verità a quella altrettanto nota delle 8 varianti della definizione di un bacio. Accanto a lui la Rossana dolce "preziosa ridicola" e vedova sconsolata della brava Marina Biondi, l'amico fidato Le Bret del misurato Claudio Mazzenga, il bello ma ottuso, come da copione, Cristiano di Robert Madison e una nutritissima compagnia di giovani e generosi attori che ha raccolto un caloroso successo.







La Stampa, Domenica 15 Agosto 1999

Così Patroni Griffi si abbandona a Cyrano

Masolino d'Amico




Accusato di scarsa personalità l'Ottocento rimane il secolo che ha reinventato tutti quelli precedenti, in maniera ancora oggi impossibile da ignorare. Chi riesce a visitare con la fantasia il Medioevo senza passare per Walter Scott, il Settecento veneziano prescindendo dal ricordo della Fenice, o la Parigi del Re Sole trascurando Dumas père e Edmond Rostand ? Questo signore dai colletti duri e dai baffoni a tricheco, in particolare, concentrò in un unica pièce tutto quello che crediamo di sapere su poeti spadaccini, preziose che esigono di essere corteggiate a forza di invenzioni letterarie, libelli, guasconate, intrighi di corte, recuperando inoltre un autore minore e facendone un mito che anticipa persino Freud. Sfigurato da un enorme naso, simbolo fallico elementare, Cyrano sfoga infatti i suoi complessi con una devastante aggressività; e non avendo il coraggio di dichiararsi in prima persona, ama per procura, suggerendo al bell'ebete Cristiano le parole giuste per infiammare la "bas bleue" Rossana, e arrivando fino a doppiarlo, ossia a prestargli la propria voce, in una brillante rivisitazione della scena del balcone di "Romeo e Giulietta". In quattro atti, "Cyrano de Bergerac" ha tutto: il teatro nel teatro, con exploit del protagonista che infilza un presuntuoso mentre compone a braccio una ballata; la presentazione dei fieri Cadetti, goliardici ammazzasette "qui font cocus tous les jaloux"; l'amore, la guerra e la morte del giovane Cristiano nel momento sbagliato (Cyrano ha appena appreso che Rossana potrebbe amare lui, ma così non può approfittarne); la rivelazione finale, con morte di Cyrano vecchio ma mai domo. A rendere questo trionfo del Kitsch irresistibile anche nella nostra lingua c'è poi, episodio più unico che raro, la traduzione coeva di Mario Giobbe, in martelliani che riproducono validamente l'alessandrino francese ("je vous previens, mon Mimidon - qu'à la fin del l'envoi je touche" diventa, cito a memoria, "io vi prevengo caro paladino - che alla fin della licenza io tocco"). Davanti a un siffatto monumento popolare sono possibili solo tre atteggiamenti, ignorarlo, cercare di rivisitarlo criticamente, abbandonarvisi. A quest'ultimo partito, quello vincente, si è rivolta la regia di Giuseppe Patroni Griffi nell'edizione estiva partita dalla Versilia di Marina di Pietrasanta in attesa di una tournée invernale: senza cioè lesinare nello spettacolo e al contempo facendo sentire i versi. Aldo Terlizzi ha escogitato una scenografia in giusto equilibrio fra essenzialità moderna e giocosità d'epoca, ossia con fondali neutri, ma poi con cannoni, carri di vettovaglie, secondo palcoscenico; e nei molti costumi, forse cento, è stato colorito e in carattere, sia pure senza rinunciare a qualche tocco ironico, come un abito da sera bianco e trasparente alla Jean Harlow che pur valorizzando le lunghe gambe di Marina Biondi stona un po' con l'affettuosa rivisitazione dell'impianto generale. Svelti i comprimari fra cui Robert Madison, Claudio Mazzenga, Daniele Pecci, Fabio Rusca; e solida prestazione del superprotagonista Sebastiano Lo Monaco, convincente anche con la spada in pugno. Tre ore con un intervallo, e pubblico, naturalmente, deliziato.















Page précédente Page suivante


FRANCE


  Lien(s)

»  Page d'origine


Publié le 12 / 11 / 2005.


  Outils

  Imprimer       Envoyer


  Retour


  Publicité



© 2005-2017 Atelier Thomas Sertillanges  |  A propos du copyright  |  Liens  |  Contact

Ce site est en constante évolution, au fur et á mesure de mes découvertes, ou des vôtres.
Toute information ou contribution nouvelle sera la bienvenue. Merci d'avance.